Tag Archives: monti

BERLUSCONI QUINTA COLONNA. 4 IPOTESI SUL DESTINO DI MONTI E 1 IPOTESI SUL PODESTA’ STRANIERO

20 Apr

Eravamo abituati al Berlusconi dirompente delle campagne elettorali, al Berlusconi “populista” che attaccava i giudici, al Berlusconi di lotta e di governo. Oggi c’è un Berlusconi inconsueto: dopo aver ceduto lo scettro del partito ad Alfano, Berlusconi ha indossato le vesti del padre fondatore che dà consigli e che, da lontano, guida il partito. Sembrava, da principio, che, pur sostenendo Monti, Berlusconi non volesse confondersi con il Professore, facendo intendere che non la pensava esattamente come il bocconiano su alcuni temi. Pareva che il PDL perseguisse una strategia cerchiobottista per la quale si sosteneva e si criticava al contempo il governo, obbedendo, da un lato, alla realpolitik della sopravvivenza, e, dall’altro, alla necessità di non inimicarsi un elettorato insoddisfatto dalla Montipolitik. Finché non vi è un stato un giro di boa allorché Berlusconi ha lasciato intendere di poter sostenere un governo Monti ben oltre la scadenza della legislatura nel 2013. Tanto da far allarmare alcuni esponenti della sinistra timorosi che la figura di Monti possa essere reclamata dal centrodestra e sdoganata come nuovo leader “tecnico” del postberlusconismo. Non ci interessa tanto sapere cosa farà Monti e se davvero questi intende proseguire il suo mandato. Semmai viene da chiedersi perché Berlusconi abbia preso in considerazione l’eventualità di un appoggio ad un governo Monti di lunga durata:

1) Berlusconi è in perfetta buona fede e, per amor di patria, ritiene importante dare fiducia da un governo che sta portando il paese fuori dalla crisi. E’ consapevole che occorreva farsi da parte, almeno per qualche tempo, al fine di evitare che un eventuale fallimento dello stato italiano per un rialzo eccessivo dello spread potesse essere imputato alla sua figura.

2) Berlusconi sa che alle prossime elezioni politiche il centrodestra è condannato a perdere a favore del centrosinistra e, a quel punto, conviene rimanere in appoggio ad un governo di larghe intese senza consegnare il paese ai suoi arcinemici.

3) Berlusconi fa mera pretattica lasciando intendere che appoggerà un governo Monti oltre il 2013, salvo poi ripensarci e presentare Alfano all’appuntamento del 2013, dopo aver, però, addormentato la partita elettorale e magari spiazzato la sinistra.

4) Berlusconi vuole “bruciare” Monti elogiandolo e dandogli una futura investitura. Corteggiando Monti da destra, Berlusconi lo rende non reclutabile dalla sinistra. Contemporaneamente Berlusconi sa che non necessariamente Monti potrebbe scongiurare del tutto il rischio del rialzo dello spread. Se il paese, pur guidato da Monti, dovesse ripiombare in piena emergenza “spread”, ciò sarebbe la prova provata che Berlusconi non aveva colpe in tal senso e, a quel punto, potrebbe rilanciare sul piano politico attraverso il delfino Alfano.

In ogni caso ciò è la prova che il berlusconismo non è al tramonto e che Berlusconi, anche se da dietro le quinte, giocherà un ruolo ancora fondamentale. Ad una sola condizione, però. Quella per cui il futuro PDL divenga sì una grande casa dei moderati ma abbia il coraggio di continuare a incarnare un partito a forte vocazione leaderistica, capace di esprimere un Alfano (o un “podestà straniero” volitivo) forte, decisionista, coraggioso nell’assumere posizioni anche critiche nei confronti dell’Europa. Perché non è affatto vero che il futuro politico dell’Italia dipendE solo dai movimenti antipolitici (vedi Movimento a cinque stelle), dall’astensionismo o da vagheggiate forze centriste. Gli scenari italiani ed europei, caratterizzati da disoccupazione, incertezza, paura, disorientamento, sfiducia nelle istituzioni europee, stanno preparando la strada (come già profetizzava Tremonti) alla reviviscenza degli estremi (dalle destre nazionaliste e xenofobe alle forze neocomuniste) e invocano (che ci piaccia o meno) nuovi uomini della provvidenza, nuovi uomini forti. E a quel punto vincerà il partito politico che saprà esprimere non soltanto una capacità di attrazione al centro ma soprattutto un leader coraggioso nel quale il popolo elettorale si riconoscerà.